L’ex ospedale Marino torna nelle mani della Prosperius. Il Tribunale amministrativo annulla un provvedimento della Regione: aveva tolto la concessione alla società vincitrice del bando per la riqualificazione.

di Andrea Deidda | andrea.deidda87@tiscali.it

Nell’intricata vicenda che da dieci anni impedisce la riqualificazione dell’ex ospedale Marino, sulla spiaggia del Poetto di Cagliari, si aggiunge un nuovo capitolo.  Lo scrivono i giudici amministrativi del Tar Sardegna con una sentenza pubblicata ieri, esprimendosi su un ricorso presentato dalla Prosperius, la società che si è aggiudicata il bando di gara impegnandosi a trasformare l’immobile in un centro di riabilitazione e benessere di alto livello.

Il ricorso della Prosperius nasce da una decisione, presa ad aprile dalla Direzione generale degli Enti Locali della Regione: aveva sancito la decadenza della concessione, valida per 50 anni, della Prosperius sull’ex ospedale.

Perché? Secondo l’assessorato agli Enti Locali ci sarebbero stati degli inadempimenti da parte della Prosperius riguardo ad alcune autorizzazioni. Nella sentenza c’è un passaggio chiaro:

La Regione riteneva che Prosperius non avrebbe precisato il numero di posti letto richiesti e non avrebbe presentato le richieste di autorizzazioni (sanitarie e di accreditamento) al competente Servizio Sanità ravvisando in questo modo una serie di “inadempimenti”

Tutto ruota intorno ai posti letto: alla Prosperius servirebbe l’accreditamento per circa 80 posti. Al momento dell’aggiudicazione del bando, la Regione non aveva posto problemi che invece si sono presentati nel 2015 perché nel recente Piano della Sanità regionale non ci sarebbe spazio per un tale accreditamento. In fin dei conti quindi Prosperius potrebbe riqualificare l’ex ospedale Marino ma invano, perché non otterrebbe il via libera alle attività.

Tuttavia, secondo i giudici, a sbagliare sarebbe stata la Regione. Ed è per questo che il ricorso della Prosperius è stato accolto:

L’analisi del progetto è avvenuta in modo del tutto carente.  La valutazione coordinata e complessiva, nei suoi diversi aspetti e profili rilevanti, avrebbe dovuto essere compiuta, da parte della Regione, coinvolgendo le diverse strutture del medesimo Ente, che era tenuto, prima dell’approvazione del progetto, a valutare necessariamente “nel suo complesso” l’intervento e le attività ivi contemplate per poter consentire e garantire l’utilizzo del bene che sarebbe stato concesso.

Infine:

Il recupero di un importante bene pubblico è l’elemento che costituisce il valore portante dell’intera procedura. La Regione ha voluto invece addossare al privato, anche con l’utilizzo di metodi elusivi, colpe che non possono essere, in realtà, addebitate alla società.

Prosperius si è vista, prima, approvare un progetto (ritenuto evidentemente meritevole, coerente e compatibile con le disposizioni pianificatorie urbanistiche e con la tipologia e finalità di valorizzazione), mentre poi (a seguito di ripetute insistenze per la stipula del contratto, anche giudiziarie) la concessione è stata dichiarata decaduta per reputati inadempimenti insussistenti.  La pronunciata “decadenza” è illegittima perché dispone un provvedimento lesivo, che azzera i lavori di oltre un decennio per l’assegnazione di un’ opera che la Regione, nel Bando del 2006, prevedeva che avrebbe dovuto realizzarsi in 2 anni.

Nella foto una stanza all’interno dell’ex ospedale Marino

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