Il futuro nell’ex cava sul colle di Monte Urpinu non arriva: oggi l’area è abbandonata.

di Daniela Eleonora Medda | danielamedda@yahoo.com

Il colle di Monte Urpinu è un parco di grande interesse naturalistico e paesaggistico, situato nell’omonimo quartiere della città di Cagliari. È solo durante il fascismo che il parco diviene di proprietà, sebbene parziale, del comune di Cagliari e viene dichiarato primo parco urbano della città. L’intera area, che oggi si estende per 350.000 metri quadrati, fu adibita in parte a cava e in parte, in piena Guerra Fredda, fu la sede dei rifornimenti navali e arerei che, attraverso un condotto, confluivano nel porto di Cagliari e negli aeroporti di Elmas e Decimomannu.

Dopo la chiusura ufficiale della base militare, sono stati avviati una serie di progetti per il recupero della zona precedentemente militarizzata e per la riqualificazione dell’intera area del parco. Ma oggi, a distanza di anni, i progetti in questione risultano irrealizzati e nell’ex cava regna l’abbandono.

  • Cava a Monte Urpinu - foto Stefania Gambella

Nel 1955, con un vincolo paesaggistico l’area viene dichiarata non edificabile. Nel 1992 un decreto regionale dà il via libera all’edificazione. Due anni dopo, nel 1994 il Comune autorizza, in un’area privata, l’inizio dei lavori per la costruzione di un ristorante e di una serie di strutture aperte al pubblico. Per dieci anni non si vede una ruspa. I lavori iniziano solo nel 2005, ma dal 2006 al 2010 alcune associazioni ambientaliste e circa 400 residenti ne chiedono il blocco e la revoca delle autorizzazioni perché in contrasto con le leggi di tutela dell’area. Il Comune si astiene dal pronunciarsi e le opere rimangono incompiute. Una sbarra in ferro, una strada non asfaltata, quattro “strutture” fatiscenti (una delle quali è stata data alle fiamme nel 2011), disseminate da scritte, con all’interno sacchi di cemento, tubi e mattoni, è tutto ciò che rimane.

Nel dicembre 2013 venti volontari dell’associazione Agriculture danno origine a un progetto. L’iniziativa si propone di creare un orto urbano in un parte dell’ex cava e valorizzare la zona. A distanza di cinque mesi, nel maggio 2014, il presidente di Agriculture, Paolo Erasmo, in un’intervista rilasciata a L’Unione Sarda, si dice soddisfatto e afferma di voler estendere la coltivazione all’intera area a disposizione.  Ma anche quest’iniziativa è ostacolata da una serie di problemi dati principalmente dalla totale assenza di un approvvigionamento idrico: i volontari devono trasportare l’acqua da casa con delle lattine.
L’intera area, di difficile accessibilità, è considerata a rischio geologico per la presenza di pareti franose. Gli ultimi crolli, che hanno interessato in parte i vecchi fronti di cava, in parte i pendii naturali, risalgono a marzo 2015 e fanno riemergere il problema della salvaguardia dell’intera area. Il Comune assicura che avranno presto inizio i lavori di messa in sicurezza dei costoni, che prevedono la disposizione di apposite gabbionate di protezione, grazie ad un finanziamento della Regione.

Risale a gennaio 2015 la notizia dell’immediata disponibilità dei finanziamenti e l’inizio dei lavori di riqualificazione dell’ex cava, da tempo interessata dal rischio frane. Oggi, a distanza di mesi, tutto tace.


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Daniela Medda

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