Alla periferia di Cagliari si cerca di mettere insieme imprese e artisti. La sfida si chiama ‘hOMe’, uno spazio di coworking in un capannone industriale inutilizzato.

di Andrea Deidda | andrea.deidda87@tiscali.it

Da ex fabbrica della OM-Officine Meccaniche, marchio famoso per la produzione di camioncini e autocarri, a casa di creativi e imprese. Si chiama, non a caso,  ‘hOMe’: un grande capannone industriale alla periferia di Cagliari, per anni rimasto chiuso, che dal 22 agosto ha di nuovo una funzione. Quella di far confrontare, facendoli lavorare fianco a fianco, artisti e artigiani e metterli in contatto con aziende che potrebbero averne bisogno.

L’idea è dell’associazione Urban Center che grazie a un accordo con il consorzio FinSardegna, proprietario dell’immobile, ha dato vita a una sperimentazione di 45 giorni. Lo spazio, circa 900 metri quadrati al civico 33 di viale Elmas, rimarrà aperto fino al 15 settembre. “Poi si vedrà – spiega Daniele Gregorini responsabile area Arti dell’Urban Center – i presupposti per continuare ci sono. Sicuramente noi cercheremo di riproporre il format che è quello di far incontrare artisti e imprese”.

  • Ingresso del capannone Home
    L'ingresso del capannone che ospita hOMe

Dall’apertura fino ad oggi nel “capannone”, come lo chiamano gli ideatori, hanno bazzicato una ventina di persone tra artisti, artigiani e grafici che hanno potuto utilizzare computer, wifi, materiali vari. Gratuitamente. Come Omar Meloni, artigiano, che su un muro ha appeso un’installazione artistica fatta di assi di legno levigato e legno grezzo. O Michele Pusceddu impegnato in un’opera di video mapping. Due esempi molto diversi tra loro, ma nello stesso luogo dove hanno l’opportunità di entrare in contatto. Così come le imprese: un hotel che avesse necessità di un’installazione artistica qui potrebbe trovarla facilmente e magari fatta su misura. Se dagli esperimenti si dovesse passare a un’attività permanente qualcosa cambierà: “Potremmo prevedere una quota” continua Gregorini il cui intento però sembra più essere quello di lanciare uno stimolo che quello di vedere ‘hOMe’ come un prodotto finito.

Perché da fare ce n’è: il caldo si fa sentire e con l’inverno potrebbero esserci inconvenienti legati al freddo e alle piogge. “Niente di irrisolvibile, sia chiaro. Un modello del genere – spiegano – potrebbe inoltre essere replicato in uno qualsiasi degli immobili pubblici, comunali o regionali, che non vengono messi a disposizione”. Un esempio? il Padiglione Nervi dell’Autorità portuale: “Quando portiamo le persone alla galleria del sale lungo il canale di Terramaini in tanti ce lo indicano come possibile struttura utilizzabile per scopi di questo genere. Oppure uno spazio al San Giovanni di Dio una volta che non verrà più utilizzato come ospedale. Il problema, tornando al discorso di prima, è la difficoltà nell’avere un quadro completo degli immobili disponibili: non esiste una mappatura”.

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